La quiete non è pigrizia



La quiete non è pigrizia. Lo diciamo spesso a noi stessi, o ce lo fanno dire:  se stai fermo, se non produci, se non corri dietro a qualcosa,  allora stai sprecando tempo.

Ma non è così. La quiete è un altro ritmo. È lo spazio in cui le cose possono depositarsi. È il momento in cui smetti di inseguire e inizi a vedere. Essere sempre occupati non significa essere presenti.  

Significa spesso solo essere pieni di rumore. La quiete, invece, chiede di restare.   Di non riempire ogni silenzio.  Di non giustificare ogni pausa. Non è un lusso. Non è una fuga.  

È una forma di lucidità. Quando riesci a stare fermo senza sentirti in colpa, qualcosa cambia. Le priorità diventano più chiare. Le cose inutili perdono peso. E quello che conta resta, senza bisogno di gridarlo.

La pigrizia evita. La quiete affronta, ma in un altro modo:  senza fretta, senza spettacolo, senza la necessità di dimostrare continuamente qualcosa. Non serve sempre muoversi.  

A volte serve solo fermarsi abbastanza a lungo da capire dove si sta davvero andando. La quiete non è pigrizia. È una scelta più onesta.

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